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Difendere gli Olivi
19 Novembre 2016 -

Difendere gli Olivi Ŕ un atto di onestÓ intellettuale, di etica, di Amore e di scienza


Difendere gli Olivi

Legenda:

– malattia dell’essiccamento rapido

– divulgazione

– scienza

– denuncia

– Xylella fastidiosa

– agente patogeno

– organismo ospite

– disinfezione

– immunità

– virulenza

– multifattorialità

– salute dei terreni

– agroecologia

– Mediterraneo

– catastrofe

– industria chimico-farmaceutica

– centralità della vita

– metodica di stimolo e rivitalizzazione tramite acqua informatizzata

– Comitato Italiano Popolo Sovrano (CIPS)

– Amore

– Sud incantato

 

Executive summary:

Il concetto di infezione non è sostituibile a quello dell’incontro fra germe e individuo. L’infezione è impossibile se l’individuo risponde.

La Xylella fastidiosa, agente patogeno, la cui diffusione sarebbe facilitata da insetti vettori, potrebbe essere poco importante, in molti casi in cui le piante, non solo olivi, risultano portatrici sane e non esibiscono nessuna anomalia, riportando al centro della vitalità della pianta stessa il suo destino.

Per fare diagnosi, esiste l’arte della raccolta di segni e sintomi, chiamata semeiotica, che seleziona il valore e la significatività delle espressioni sintomatiche e ne comprova l’utilità, ai fini della vera diagnosi, quella più necessaria di tutte per restituire la salute.

Talvolta, non è facile riconoscere il senso dell’accaduto. Più facile è trovare scorciatoie che, sia per immediatezza che per soddisfacimento della brama di diagnosi a tutti i costi, nulla hanno a che fare con un ragionamento diagnostico.

Nel caso della Xylella, gli osservatori scioccati di fronte al suggestivo, ma puerile, legame fra agente patogeno, il suo vettore e la malattia, non hanno effettuato alcuna ricostruzione; manca il buon senso dell’osservazione disincantata, manca la razionalità dello svolgimento di un vero “discorso”.

La lettura delle differenze, fra le aree in cui gli alberi sono in grave difficoltà, o sono morti, e le altre in cui la malattia è assente o lievissima, è stata attribuita al movimento del germe, che si diffonderebbe, come la peste, e arrecherebbe malattia ad un numero sempre più crescente di piante. Se la banalità di questa interpretazione fosse reale, avremmo una vita, sulla Terra, così prevedibile e scontata, che ci saremmo già estinti.

La multifattorialità delle situazioni rende ragione della variegatezza dei quadri e invita ad una estrema cautela nel trarre conclusioni.

Al posto del fattore tempo, quello che sarebbe alla base del concetto di infezione pestifera, che si sta diffondendo e che bisogna arrestare con soluzioni distruttive, occorre sostituire il fattore spazio, che consentirebbe di riconoscere i motivi, per cui alcune aree sono molto colpite e altre invece no.

Più precisamente, occorre esaminare:

  • Le differenze fra gruppi di piante affidate ad un proprietario e gruppi di piante di altri proprietari;
  • lo studio delle pendenze dei terreni, il tipo di manutenzione degli stessi e delle piante;
  • la salute dei terreni, fortemente compromessa dalle pratiche tese a ridurre i costi, per esempio diserbando per comodità; i terreni fortemente trattati con sostanze velenose, che negli anni si sono accumulate, presentano la parte viva praticamente inesistente;
  • i terreni che non ricevono arature, né rotazioni di colture;
  • la sicurezza delle sostanze, come quelle impiegate, ad esempio, per il diserbo, la loro tossicità non può essere valutata soltanto con delle prove di dose-esposizione, che non sono la realtà dinamica ed evolutiva dell’immissione di sostanze tossiche nell’ambiente. Di “normale”, nell’uso di sostanze tossiche, non vi è mai nulla. Infatti, specie con la ripetizione, le sostanze finiscono col cambiare, anche profondamente, il destino di molti equilibri interconnessi, con la pesante ricaduta di una disarmonia, che invade ogni forma di vita e genera anche problemi di patologia umana acuta e cronica; ma soprattutto in termini di spostamenti, nel tempo, di molti indici di morbilità e mortalità, nonché di evidenza di nuove forme di malattia negli annali delle osservazioni epidemiologiche,

Le circostanze scatenanti la questione dell’impotenza dell’agricoltura, di fronte a calamità gravissime, come questa, sono legate a dimensioni, sociali, politiche e scientifiche, che richiedono il coraggio di scendere in campo e chiedere, con forza, di rivedere le regole.

Gli olivi secolari meritano rispetto e sono ancora vivi, meritano il nostro amore, mentre molti sciacallaggi già sono partiti con manovre di speculazione che fanno capire come non tutti hanno a cuore la salvezza degli oliveti.

La decisione di tagliare gli Olivi è violenta e inaudita e si accorda con un modo di fare che sta arrecando danno all’economia italiana ormai da diverso tempo.

Per consentire agli Olivi di rimanere vivi ed avere il tempo di reagire alle infezioni, di bloccare l’infezione dei casi iniziali, di ritrovare l’armonia della loro biologia e di avviarsi verso il ripristino della loro supremazia, occorre garantire tempestivamente l’applicazione, e a tappeto, della mia metodica di stimolo e rivitalizzazione, tramite acqua informatizzata, convogliando i fondi a sostegno della vicenda Xylella, in favore di squadre che operino per la vita e non per il folle taglio dei nostri grandi amici.

 

Descrizione

Il presente documento si pone a cavallo fra la divulgazione, la scienza e la denuncia.

Infatti, da una parte è teso alla condivisione di osservazioni empiriche sull’ambiente e sui comportamenti, introduce concetti generali alla base della mia metodica scientifica per ripristinare nelle piante la capacità di risposta alle infezioni e consentire loro di avere la meglio. A tal proposito, si specifica che la disinfezione, atta a ridurre numericamente gli agenti patogeni, non ha nessuna attinenza con la capacità di risposta di un individuo alle infezioni e che, anzi, grazie alla inevitabile  tossicità, è più facile che arrechi ulteriori danni all’efficienza delle più elementari funzioni vitali. Si veda la Letteratura sui danni da disinfezione con sostanze tossiche. Quindi, per quanto attiene qualsiasi sostanza o metodo che ottengano una disinfezione, occorre dire chiaramente che, secondo il sottoscritto, non è più il caso di trattenersi sull’argomento.

Implicitamente, la denuncia si delinea fra le righe, nel momento in cui si fa chiarezza sulle incongruenze di modi di fare e di esprimersi che non hanno risolto i problemi e che probabilmente si pongono proprio essi fra le cause del disastro di cui si parla.

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Siamo di fronte alla così detta malattia dell’essiccamento rapido degli Olivi. Così è stata chiamata la grave patologia che determina sofferenza negli Olivi ed è stata attribuita alla Xylella fastidiosa, agente patogeno la cui diffusione sarebbe facilitata da insetti vettori.

Una passeggiata fra gli oliveti, in Salento, permette di avere un numero grandissimo di informazioni utilizzabili per finalità diagnostiche.

La diagnosi, da un punto di vista generale, è un procedimento di riconoscimento che utilizza diversi metodi, a seconda degli strumenti impiegati e delle evidenze che vogliono essere provate.

Un criterio, che sta andando per la maggiore, nel caso delle vicende da Xylella, è quello basato eminentemente sulle metodiche di laboratorio, che dimostrerebbero il legame fra segni di malattia e presenza del germe.  A tal proposito, son anche utilizzate metodiche di tipo immunoenzimatico (ELISA), tese ad evidenziare la presenza di attività anticorpale per la Xylella, che, però, non è ritenuta significativa di utile attività difensiva, bensì di attività patologica conclamata.

Il discorso viene spinto fino a pensare che, anche in assenza dei segni di malattia, la pianta è considerabile infetta, alla sola positività dei test di laboratorio immunoenzimatici.  Per intenderci, è come quando, in caso di AIDS, si ricorre al concetto di sieropositività per poter parlare di avvenuto contagio, ma, la sola sieropositività non consente di parlare ancora di malattia. Persino la malattia, in fase conclamata, ha varie possibilità di esprimersi con livelli di gravità talmente diversi, da poter parlare di soggetti quasi sani e di soggetti gravemente ammalati. Che cosa fa la differenza? La capacità dell’individuo di arginare la diffusione dell’infezione. Questo è un concetto abbastanza paradigmatico in molte altre situazioni di patologia infettiva di vario genere. I criteri relativi a tale tipo di discorso sono applicabili in qualunque situazione, umana, animale e vegetale.

Quindi, la presenza di positività anticorpale per un agente patogeno è solo il segnale dell’avvenuto contatto fra lo stesso e l’organismo ospite. Ospite è una parola sulla quale bisogna intendersi. L’organismo può aver incontrato il batterio, ma non patirne nessuna conseguenza e nemmeno esprimere una modifica dell’assetto immunitario tale da dimostrare il contatto.   L’organismo può riconoscere l’agente e modificare la propria immunità, al fine di arginare i pericoli potenziali del contatto. In questo caso, la risposta si compone di una fase acuta, tesa alla disattivazione del potere patogeno dell’agente, e di una fase secondaria, tesa  a porre in essere le difese del futuro, che saranno reclutate rapidamente in caso di nuova esposizione allo stesso agente in epoche successive, con il fine di conferire una memoria di specializzazione funzionale per rendere quanto più possibile immune l’organismo.  L’organismo, in virtù di svariati fattori, facilitanti o disturbanti, di natura ambientale, funzionale, tossica etc., può esibire risposte pronte ed efficaci, oppure rimanere in grave difficoltà di fronte alla minaccia dell’agente patogeno, che, in questi casi, esprimerà tutta la sua virulenza e porrà in essere facilmente ogni meccanismo di malattia sino alla morte.

Situazioni di tossicosi, che intaccano l’efficacia dei sistemi biochimici, metabolici ed energetici dell’organismo, predispongono, in ogni caso, persino in organismi già immunizzati, una risposta alterata e spesso insufficiente a garantire i meccanismi di difesa  e la conservazione dell’integrità funzionale ed anatomica dell’individuo.

Insomma, quale che sia l’agente patogeno, il destino ultimo della sua presenza è ineluttabilmente legato alle capacità di risposta dell’organismo e, non si può considerare, tout court, la presenza del germe, la risposta dell’organismo  tramite sostanze che vengono considerate marcatori di malattia, all’unisono con il concetto di prova di malattia e prova della responsabilità del microorganismo nell’averla determinata.

Nel corso di un esame autoptico, non serve soltanto riconoscere che il corpo è aggredito da una grande quantità di germi, ma serve capire perché l’organismo, quando era ancora in vita, non è stato in grado di arginare l’infezione. Il concetto di infezione non è sostituibile a quello dell’incontro fra germe e individuo. L’infezione è impossibile se l’individuo risponde. La patogenicità del microorganismo non si esprime con la sua virulenza, nella misura in cui l’immunità scende in campo ed esercita una protezione.

Gli stili diagnostici impiegati per la vicenda della Xylella sono squisitamente Xylella-centrici, lasciando fuori del discorso ogni considerazione di tipo funzionale e causale in termini allargati.

Si pensi quanto potrebbe essere poco importante la Xylella, che, in molti casi, le piante, non solo olivi, risultano portatrici sane e non esibiscono nessuna anomalia, riportando al centro della vitalità della pianta stessa il suo destino.

Quando un medico visita un paziente che dimostra una lesione cancerosa delle labbra, non può soltanto emettere diagnosi di cancro e proporre un intervento chirurgico. Se il paziente ha procurato la lesione con un contatto ripetuto di un bocchino di pipa, la diagnosi di cancro e la sua estirpazione saranno solo un vano tentativo di risoluzione, ma soprattutto non esprimeranno la vera diagnosi.

Le diagnosi descrittive non rendono ragione dei meccanismi e non rappresentano la diagnosi delle diagnosi, quella che evita il perpetuarsi del problema, sia nello stesso individuo che in altri individui nella stessa situazione.

Le diagnosi delle situazioni non sono trasversali, ma sempre dinamiche e longitudinali, ripercorrendo il fluire dei momenti che hanno determinato la condizione finale, quella che si pone sotto gli occhi al momento dell’osservazione.

Una dimensione essenziale per fare diagnosi è chiamata semeiotica, l’arte della raccolta di segni e sintomi, che seleziona il valore e la significatività delle espressioni sintomatiche e ne comprova l’utilità ai fini della vera diagnosi, quella più necessaria di tutte per restituire la salute.

Talvolta, non è facile percorrere sentieri diagnostici itineranti, che facciano riconoscere il senso dell’accaduto. Più facile, sia per immediatezza che per soddisfacimento della brama di diagnosi a tutti i costi, è un modo di diagnosticare che non ha nulla a che fare con un ragionamento diagnostico, che è come l’anima all’interno di un corpo che, diversamente, risulterebbe privo di vita.

Per la situazione della Xylella, la Letteratura scientifica standard sembra immobilizzata da un incantesimo che ha lasciato gli osservatori scioccati di fronte al suggestivo, ma puerile, legame fra agente patogeno, il suo vettore e la malattia. Manca qualunque ricostruzione, manca il buon senso dell’osservazione disincantata, manca la razionalità dello svolgimento di un vero “discorso”.

Il sopralluogo delle zone con patologia degli Olivi mostra una variegatezza dei tipi di espressione clinica di malattia, per cui, in alcune aree, gli alberi sono in grave difficoltà e molti di essi sono morti, ma, in altre zone,  la malattia è assente o lievissima.

La lettura di queste differenze è stata attribuita al movimento del germe che si diffonderebbe, come la peste, e arrecherebbe malattia ad un numero sempre più crescente di piante. Se la banalità di questa interpretazione fosse reale, avremmo una vita, sulla Terra, così prevedibile e scontata, che ci saremmo già estinti.

La multifattorialità delle situazioni rende ragione della variegatezza dei quadri e invita ad una estrema cautela nel trarre conclusioni. E’ una questione di intelligenza, di cultura, di risultati. Per ottenere risultati bisogna saper fare diagnosi, ma la diagnosi è un atto sofisticato, che si nutre di approcci fra i più diversificati.

Al posto del fattore tempo, quello che sarebbe alla base del concetto di infezione pestifera che si sta diffondendo e che bisogna arrestare con soluzioni distruttive, occorre sostituire, per esempio il fattore spazio, quello che consentirebbe di riconoscere i motivi per cui alcune aree sono molto colpite e altre, invece, no.

Per esempio, vi sono delle differenze fra gruppi di piante affidate ad un proprietario e gruppi di piante di altri proprietari.  In alcuni casi, quando il terreno è abbandonato da molti anni, le piante risultano sane o quasi tali, pur rimanendo la proprietà incastonata fra altre aree con destino molto diverso.

Interessante è anche lo studio delle pendenze dei terreni, il tipo di manutenzione degli stessi e delle piante. E’ evidente che, a seconda delle aree culturali e dello stilo dei proprietari, il terreno presenta aspetti anche molto differenti. Alcuni terreni hanno una vasta vegetazione, con molti fiori evidenti; altri terreni  sono piatti e compattati per agevolare le operazioni di raccolta e diminuire i costi della manodopera. Molto diffusa, in Salento, da sempre, l’abitudine di raccogliere le olive da terra, dopo che vi si sono accumulate anche per periodi relativamente lunghi e sono anche andate incontro a variabili gradi di degradazione. Ciò determina una scarsa qualità dell’olio, che è alla base della tradizione del così detto “olio lampante”, usato per alimentare le lampade ad olio. Il Salento ha il primato di produzione dell’olio lampante. La salute dei terreni è fortemente compromessa dalle pratiche tese a ridurre i costi, per esempio diserbando per comodità;   i terreni sono fortemente trattati con sostanze velenose che, negli anni si sono accumulate, facendo in modo che la parte viva dei terreni risulti praticamente inesistente.  Si tratta di terreni con stigmate gravissime di morte, ove i dettami delle pratiche di agroecologia,  sane ed ispirate al rispetto della vita e dell’armonia della natura, risultano abbondantemente disattesi da molti anni. Sono questi i terreni che non ricevono nemmeno arature che, possano in qualche modo, ossidare più rapidamente tutte le sostanze chimiche che creano un disturbo alla vita, non aggirabile senza cambiare metodi e culture e senza fornire alle piante degli stimoli adeguati che le pongano nelle condizioni di superare questa fase atroce della propria vita, sia individuale che storica sul Pianeta.

Quanto alla sicurezza delle sostanze, come quelle impiegate, ad esempio, per il diserbo, la loro tossicità non può essere valutata soltanto con delle prove di dose-esposizione, che non sono la realtà dinamica ed evolutiva dell’immissione di sostanze tossiche nell’ambiente. Di “normale”, nell’uso di sostanze tossiche, non vi è mai nulla. Infatti, specie con la ripetizione, le sostanze finiscono col cambiare, anche profondamente, il destino di molti equilibri interconnessi, con la pesante ricaduta di una disarmonia, che invade ogni forma di vita e genera anche problemi di patologia umana acuta e cronica, ma soprattutto in termini di spostamenti, nel tempo, di molti indici di morbilità e mortalità, nonché di evidenza di nuove forme di malattia negli annali delle osservazioni epidemiologiche.

Le interpretazioni correnti, nel delicato argomento degli Olivi, non possono rendere ragione di una diagnosi e non consentono di attuare dei comportamenti risolutivi. Pertanto occorre rimuovere con decisione, e ricorrendo anche alla Legge, ogni elemento di disturbo,che, ora, risiede evidentemente in quelle persone che:

– si ostinano a voler parlare soltanto di infettività della Xylella

– supportano ogni loro decisione su deduzioni che paiono parziali, affrettate e prive del necessario buonsenso per dare risalto a tutti gli elementi che pur sono a disposizione degli osservatori

– continuano a voler trascurare apporti tecnici diversi da quelli indovati nel loro ambiente, fatto di ruoli, accordi e interessi privati

– riconoscono, lontano dai riflettori, di non avere mezzi adeguati per maneggiare la situazione, ma si arrogano il diritto, in pubblico, di essere depositari dell’unica verità possibile

– cedono il destino della Terra salentina a persone lontane, che di meridionale non hanno nulla e non possono avere nulla e che, cinicamente, continuano a propinare la soluzione distruttiva nei confronti di piante che fanno parte della nostra vita

– trattano l’argomento Xylella come se fosse soltanto, ancora una volta, una questione di affari e di cifre di denaro da attribuire a qualcuno

– non capiscono che l’istintivo diniego al taglio degli Olivi, che molti di noi provano, è il risultato di un sano sesto senso che, in qualche modo, anima ancora la nostra terra e la nostra cultura. La nostra cultura, per certi versi, ancora sana e radicata nei valori che gli Olivi secolari, monumenti alla Storia del Mediterraneo rappresentano nella culla dell’Eneide e dell’Odissea.

Ho sentito ipertrofizzare, con ritmi incalzanti, l’allarme per il pericolo di trasmissione infettiva della Xylella, mentre nessuno ha parlato della grandezza della vita, della resistenza nei millenni di queste piante meravigliose che hanno una forza straordinaria e portano con onore i segni del Tempo, ma che rischiano ora di sparire per il guizzo presuntuoso di alcuni individui privi di scrupoli.

E’ stato anche detto che, se non siamo docili alle direttive europee di eradicazione, i fondi di 13 milioni di euro non arriveranno: questa è una minaccia che toglie il fiato  a chi sta pensando a che cosa fare per salvare gli Olivi. Lo stile è quello intimidatorio, non quello di un sereno confronto, attorno a un Tavolo Tecnico, dove sia garantita la Par Condicio, e non si ascolti solo la campana istituzionale di amministratori ed Università, fin ora inefficaci!  E’ normale che le voci “fuori del coro”, come la mia, non abbiano la forza per imporsi, come chi si arroga il diritto inalienabile di sentenziare. Spetta a queste persone il dovere di “fare spazio” agli scienziati come me.

Chiederei a qualcuno perché non si è voluta prestare attenzione ai risultati ottenuti con la mia sperimentazione, anche se, persino la Stampa ne ha divulgato il successo, ratificandolo.  Perché dovrei continuare a fare silenzio, ascoltando il brulichio di fandonie di stile pestifero che distraggono dall’individuazione della verità?

Nei mesi scorsi, ho avuto vari incontri con i protagonisti  che hanno gestito la storia della malattia degli Olivi e, precisamente, con  Dr. Fabrizio Nardoni, Assessore all’Agricoltura della Regione Puglia, Dr. Antonio Guario,  Direttore Osservatorio Fitosanitario Regione Puglia, Prof. Donato Boscia dell’Istituto di Virologia Generale CNR Bari, Prof. Vito Savino, Preside Facoltà di Agraria Università di Bari, Nichi Vendola, Presidente della Regione Puglia. Con queste persone, ho avuto modo, sebbene non in occasioni ufficiali, di comunicare la mia visione del problema Xylella e, loro sono al corrente della prova sperimentale in campo, effettuata in località Torrechianca (LE), il 15/03/2014, cui ha fatto seguito, in agosto, a risultati comprovati, un articolo giornalistico su “Il Quotidiano di Puglia” che ratificava il clamoroso successo conseguito. Da quel momento, è stata evidente la ferma volontà di non confrontarsi più con me, da parte dei personaggi citati. Il Prof. Boscia e il Prof. Savino, durante un colloquio con me, in presenza di testimoni, hanno riconosciuto che:” I mezzi da loro approntati nello studio delle vicende relative agli Olivi erano stati insufficienti e inadeguati, ma che trovavano interessante il mio lavoro”. Perché, dunque, non mi hanno consultato più? Così, il Dr. Guario, che ha evitato in ogni modo di incontrarmi, pur sapendo ufficialmente che l’esperimento era andato a buon fine.

Anche con alcuni rappresentanti delle forze popolari salentine, vi sono stati dei contatti, che non hanno avuto seguito costruttivo, poiché alcuni di loro si ostinavano a proporre mezzi di disinfezione, con solfato di rame e calce, senza voler, anch’essi, superare i limiti di questa dimensione, e dimostrando una assoluta incapacità di voler interagire con il mio fronte culturale e scientifico.  Solo il Sig. Martella, proprietario dell’uliveto trattato, ha riconosciuto l’evidenza dei risultati ed ha dimostrato molto entusiasmo, ma non ha ricevuto attenzione e, anzi, è stato deriso e considerato un po’ pazzo.

Perché, ora, dovrei assistere inerme all’olocausto degli Olivi, simbolo della mediterraneità, che tanto è, in ogni modo, attaccata e violentata da un’organizzazione europeista illegale, autoreferente e tesa solo alla prevaricazione delle  sovranità popolari, secondo schemi  ben noti di schiavitù delle persone, con logiche di speculazione finanziaria spietata che stanno facendo perdere la gioia di vivere a tutti?

Per provare che la Xylella non è così infettiva, come alcuni sostengono, e che essa non è la causa del disastro globale degli Olivi, sarà sufficiente trasportare dei mucchi di rami di Olivi infetti all’interno di Oliveti sani e tenuti in modo congruo da sempre. Se gli alberi sani non diventano malati, significa che la Xylella, in assenza di tutto il disastro agroecologico così sottovalutato, non può sortire effetti negativi.

Persino parlare di sindrome del disseccamento rapido contribuisce a creare una atmosfera di catastrofe come se, dalla sera alla mattina, gli alberi si ritrovassero secchi come se fossero stati esposti ad un lanciafiamme. Al contrario, è evidente che il disseccamento è lento e gli alberi lottano per tanto tempo, nel tentativo di resistere ad un attacco, contro il quale sono state loro legate le mani,  a furia di attacchi chimici di ogni genere, che indeboliscono la salute degli alberi e dell’intero ambiente.

Ma l’aspetto più antipatico è sentire parlare di queste vicende come di un conto in banca in passivo: gli Olivi non sono soldi, gli Olivi sono la vita!

* La vita, le sostanze, la diagnosi e la terapia sono sempre a cavallo tra fatti e misfatti, sapere e ignoranza, onestà e interessi privati.

Le sostanze non producono solo gli effetti comunemente noti ed auspicati.

Gli effetti non comunemente noti sono più numerosi e importanti di quelli conosciuti ed auspicati.

Tonnellate di sostanze vengono immesse nell’ambiente, fino a perderne la coscienza della presenza.

In molti casi, queste generano azioni di disturbo sulla vita, in tutti i suoi ambiti, fino a produrre malattia.  Alcuni esempi sono i seguenti prodotti dell’industria chimico-farmaceutica: Glifosate, Roundup, Efesto, Shmal-M croton, le cui schede annunciano chiaramente i disastri biologici che si sono verificati. Ma le persone non sanno e qualcuno fa in modo che le coscienze non si risveglino.

In campagna, è abituale imbattersi in cartelli con su scritto “zona avvelenata”, ma quindi non ci si preoccupa molto di una dizione del genere. Vi è da chiedersi il senso di tutto ciò, specialmente se pensiamo che cartelli del genere sono collocati in aree ove si produce frutta o altri prodotti di cui ci alimentiamo.

Quando arriva la malattia,  essa viene considerata come entità autonoma e i suoi sintomi sono perseguiti con altre sostanze che complicano di più la situazione. Le sostanze già impiegate vengono ritenute insufficientemente impiegate e, allora, si pensa che sia doveroso impiegarle in modo più massiccio!  Un circolo vizioso da cui non si esce se non si cambia rotta. Gli interessi privati che incoraggiano tale comportamento sono immani.

   Per ricondurre all’ordine le cose, può essere utile intervenire con stimoli adeguati che ripristinano l’armonia spontanea dei sistemi e aiutano le piante a reagire agli attacchi mortali.

Tale azione, però, non si ottiene con la somministrazione di altre sostanze.

Organismi viventi disarmonici, per l’azione di sostanze mal usate, vanno incontro, per esempio, anche ad infezioni che vengono scambiate per la causa di una malattia, mentre non è sempre così.

Se stimoli adeguati in tali circostanze riescono ad avere successo, significa che la centralità della vita è sempre l’aspetto fondamentale, molto di più delle sostanze. Occorre rispettare la vita.

Questo e’ un concetto omeopatico che è stato da me utilizzato, nell’intento di risolvere i problemi degli Olivi del Salento e quello dei castagni negli Alburni, ma che può essere impiegato in moltissime situazioni attualmente senza soluzione, specialmente in patologia, umana, animale e vegetale.

Tutto ciò è fondamentale per comprendere le dinamiche di molte malattie e migliorare davvero la qualità della vita.

È un modo di fare scienza diverso dalla prassi prevalente, ma ormai è necessario che venga reso disponibile liberamente.

Ovviamente, il mio esperimento già condotto è soltanto un esempio di come e’ possibile lavorare a patto di voler rivedere i paradigmi della diagnosi e delle terapie possibili. Le vere terapie sono, però, impossibili senza una vera diagnosi.

Mi dispiace dirlo, ma ho il dovere di affermare con chiarezza che non condivido gli stili per fare diagnosi delle situazioni attuali e, chiaramente quelli per approntare delle soluzioni.

Il tempo trascorso senza aver compreso che cosa è davvero accaduto agli Olivi del Salento e l’alternarsi di interventi di ogni natura, che non hanno dato esiti positivi, è sintomatico del fatto che i mezzi culturali e tecnici utilizzati non sono adeguati.

Io ho offerto, fin ora gratuitamente, le mie conoscenze ed ho realizzato un intervento di successo, ora lancio un appello: basta con i pregiudizi e chi davvero ha a cuore la verità e vuole davvero capire e risolvere il problema mi dia spazio ufficialmente e mi dia mandato per continuare ad operare, nell’interesse della verità e del bene comune.

Accanto al mio sistema rivoluzionario di terapia, occorre porre in essere una rassegna  dettagliata di ogni elemento epidemiologico, diagnostico e terapeutico possibile,  alla luce delle più avanzate conoscenze scientifiche attuali, senza precludersi letture che, evidentemente, contrastano con le logiche correnti e che non si vuole mettere in discussione.

Le circostanze scatenanti la questione dell’impotenza dell’agricoltura di fronte a calamità gravissime, come questa, sono legate a dimensioni, sociali, politiche e scientifiche, che richiedono il coraggio di scendere in campo e chiedere, con forza, di rivedere le regole.

Occorre finalmente difendersi da forze oscure che tendono le loro insidie alla vita  e  ostacolano la verità, anche con minacce e ricatti.

Gli olivi secolari meritano rispetto e sono ancora vivi, meritano il nostro amore, mentre molti sciacallaggi già sono partiti con manovre di speculazione  che fanno capire come non tutti hanno a cuore la salvezza degli oliveti.

E’ l’ora del destino: occorrono decisioni irrevocabili. Dobbiamo riappropriarci delle nostre  facoltà decisionali e del controllo delle nostre origini culturali, geografiche ed economiche. La questione degli Olivi appartiene ad una  nostra antica storia e le decisioni le prendiamo noi, non i vertici europei!

Rappresento la segreteria politica del Comitato Italiano Popolo Sovrano (CIPS) e sono impegnato per il riscatto della verità e il superamento di logiche che sono contro l’Amore.

Gli ordini dall’alto  vorrebbero soffocare ciecamente la nostra forza: dobbiamo essere compatti  per il riscatto delle nostre terre e per restituire un futuro alla nostra storia.

La decisione di tagliare gli Olivi è violenta e inaudita e si accorda con un modo di fare che sta arrecando danno all’economia italiana ormai da diverso tempo.

Per consentire agli Olivi di rimanere vivi ed avere il tempo di reagire alle infezioni, ma anche di bloccare l’infezione dei casi iniziali, di ritrovare l’armonia della loro biologia, e di avviarsi verso il ripristino della loro supremazia, occorre garantire tempestivamente l’applicazione, e a tappeto, della mia metodica di stimolo e rivitalizzazione tramite acqua informatizzata, convogliando i fondi a sostegno della vicenda Xylella in favore di squadre che operino per la vita e non per il folle taglio dei nostri grandi amici.

Mentre scrivo queste righe, sono in treno e guardo fuori, nella vallata verdeggiante, si stendono oliveti verdissimi e sanissimi….ma non sono in Salento. Prego perché, un giorno, tutto ciò sia anche possibile nel nostro Sud incantato!

Auspico la più celere e diffusa pubblicazione di queste mie righe.

 N. H.     Salvatore Rainò 

Medico Chirurgo, Specialista in Allergologia ed Immunologia Clinica, Specialista in Medicina Interna, Omeopata Unicista Hanemanniano LUIMO, Ricercatore Bioenergetico – PIRTSI (Polo Inventivo per la Ricerca Tecnologica e lo Sviluppo Innovativo) – Italy

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