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Agire per cambiare la situazione
19 Novembre 2016 -

La vita non Ŕ questo! La vita Ŕ diventata questo per la decisione di pochi uomini che impongono la loro volontÓ egoista e disumana sulla gente che viene considerata ancora come una massa di animali da condizionare e sfruttare per il soddisfacimento sempre


 PROGETTO AZIONE

L’argomento in questione è: agire per cambiare la situazione.

Accordiamoci sulle premesse. Esiste una situazione alimentata dal sistema dominante. Tale situazione determina problemi di sopravvivenza, genera un tono dell’umore caratterizzato da una tendenza all’incertezza, alla depressione e all’ansia. Vi sono problemi economici, sempre più gravi e diffusi, l’atmosfera generale è quella di una società che “chiude”: mancano i posti di lavoro, gli imprenditori chiudono e licenziano i dipendenti, quelli che restano in equilibrio come funamboli si preoccupano e cercano di abbassare il prezzo della loro “merce” e dei loro “servizi”, ma devono perciò abbassare i costi. Allora abbassano i compensi  o licenziano dipendenti, rimanendo sempre più pressati dagli obblighi fiscali.

I dipendenti licenziati vanno in giro e cercano lavoro, ma il lavoro è sempre meno facile da trovare e, allora, scendono i compensi per i pochi fortunati che, in qualche modo, riescono a rimontare  nuovamente sulla scialuppa dell’impiego per lavoro dipendente.

I “cani sciolti”, coloro che costruiscono il reddito ora per ora, inerpicandosi coraggiosamente lungo i pendii del porta a porta, lottano contro la precarietà più assoluta e restano spesso all’asciutto.

Il panorama generale è di un popolo in declino, senza speranza per il futuro, ma nel frattempo impossibilitato ad allontanarsi dalle occupazioni quotidiane che pressano e tengono impegnati, lasciando solo talvolta spazio per brevi momenti di svago, che comunque appare sempre più ridotto e di qualità sempre meno soddisfacente per la quasi totalità delle persone. La scena è simile a quella degli schiavi nelle piantagioni di cotone, che trascorrevano la giornata a lavorare come animali incatenati, nel terrore delle punizioni, con un briciolo di cibo e, alla sera, distrutti dalla fatica disumana, non potevano far altro che dormire un poco per reggere ad un simile destino il giorno successivo, per anni, per una vita, nella disperazione e, quando andava bene, nella rassegnazione.

La vita non è questo! La vita è diventata questo per la decisione di pochi uomini che impongono la loro volontà egoista e disumana sulla gente che viene considerata ancora come una massa di animali da condizionare e sfruttare per il soddisfacimento sempre più smisurato dei propri deliri di ricchezza.

Per questo scopo, esiste una piramide di figure, ruoli e azioni, ove, dagli apici ignoti, si scende sempre più in basso attraverso una dedizione ad obblighi che diviene sempre più cieca ed incosciente e che alimenta il sistema stesso della schiavitù del mondo nelle mani di poche creature di orribile fattura animica e sociale. La situazione è di tipo mostruoso e risponde solo a regole che di regola non hanno nemmeno un minimo sentore: dominio assoluto ad ogni costo, in ogni situazione, senza consapevolezza di nessun meccanismo reale, che non sia soltanto il delirio basato sull’accaparramento di somme di denaro illimitate e volte solo ad assecondare la sete di potere che vede miliardi di persone soggiogate in schemi che vengono proposti come necessari e invece sono solo bestialità intrisa di forze maligne e soggioganti, per il solo piacere di soggiogare.

Non vi sono logiche, non vi sono regole, soltanto obiettivi da raggiungere ad ogni costo: è una malattia terribile, è una psicosi spietata tesa solo a generare dolore e sottomissione, ma molto più grave è che la maggior parte delle persone non se ne accorga e non si esprima mai come io invece sto facendo.

Tutto ciò può alimentarsi soltanto dell’incapacità delle persone a riconoscere i meccanismi causali e, di conseguenza, ad assumere decisioni tali da porre in dubbio la scontatezza della vita quotidiana e tutti i suoi rituali che sostengono il martirio.

Per non soffrire nel riconoscimento di ciò che sto spiegando,  la maggior parte delle persone preferisce soffrire per tutta la vita, accontentandosi dell’illusione di vivere una vita “pseudofelice” che, però, non garantisce assolutamente nessun diritto di essere felice a nessuno.

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La novità

In questo contesto che ho descritto, esiste un numero crescente di persone che si rende conto perfettamente di tutto quello che ho detto e che può anche, in molti casi, descriverne dei passaggi in modo preciso, documentabile e veritiero. Si tratta di persone che hanno a tutti gli effetti i titoli per fare diagnosi della situazione e per intervenire con azioni motivate, circostanziate, sane e dotate di un vero e proprio potenziale di capovolgimento, l’unico che cambierebbe le cose e restituirebbe alla vita il senso che potrebbe avere se neutralizziamo le forze destruenti che la ostacolano.

I settori ove bisogna intervenire sono semplicemente tutti: Istruzione, Sanità, Religione, forze dell’Ordine, Magistratura,  Media, Difesa, Politica, Banche etc.

Vi è un pullulare di attività, interventi personali, associazioni, incontri, articoli, fare e scrivere a sostegno della verità ed anche molti interventi tesi alla realizzazione di cambiamenti concreti, ma manca l’argomento centrale, manca l’aspetto che metterebbe la quinta marcia a tale processo pur positivo ed importante già così come è ora.

Manca l’investitura di un ruolo professionale vero e proprio.

L’oppressione dei popoli si alimenta dell’asservimento delle persone che li compongono alle proprie occupazioni “individuali” (S. Rainò).

Se riflettiamo con attenzione, tutte le attività a sostegno dei valori più nobili e di maggiore utilità sociale sono affidate al così detto volontariato. Trattasi di azioni svolte senza percepire compenso economico, che, anzi, sempre comportano l’investimento di beni propri e forze finanziarie individuali, come se vi fosse una specie di timida incapacità ad ottenere una monetizzazione di tali indotti da parte del sistema. In tali ambienti di volontariato si giocano le sorti della sopravvivenza di qualunque diritto naturale, dell’impegno a sostegno della verità e del riscatto della qualità della vita: tutto senza soldi. I soldi, in questo caso, vengono, anche con una certa ostentazione,   tenuti “fuori del discorso”, mentre ci si vanta di essere attivi in progetti che non hanno scopo di lucro.

Tutte queste attività sono svolte in ritagli di tempo, sacrificando parte della propria vita, come se ci si ritagliasse dell’energia che altrimenti sarebbe volta esclusivamente a “fare il proprio lavoro”, quello per cui siamo pagati, quello che “ci permette di vivere”, di pagare il famoso mutuo per la nostra casa, di comprarci gli abiti e di che mangiare. Una persona che non ha proprio mezzi per vivere non può fare volontariato! Infatti, non gli riesce nemmeno di poter pensare ad una possibilità di cambiare le cose.

Vi sembra normale una cosa del genere? Vi sembra giusto che proprio le attività più importanti debbano essere praticate a mo’ di hobby?

Quali sono i risultati di una tale convinzione alla quale siamo ormai abituati? Quale è effettivamente la nostra pressione sociale nello svolgere attività che richiedono tempo, energia, sforzi e tanta forza di volontà, ma che vengono a configurarsi come cause del nostro impoverimento finanziario o che, addirittura, possono mettere in discussione la nostra attività professionale per la quale viviamo e per la quale siamo pagati?

Vedo un pericoloso disaccoppiamento fra valori e denaro, vedo un meccanismo che allontana i valori dal mondo del denaro, vedo il valore che tradisce i valori, vedo un disvalore che prende il posto del valore: abbiamo dato troppo valore al denaro e abbiamo dato al valore delle nostre opere il nome di hobby, di volontariato, di associazione culturale etc.  Così confiniamo le nostre opere di valore ad un ruolo secondario, mentre continuiamo a dare al denaro un valore che il denaro non ha e non deve avere. Ecco perché, mentre stiamo facendo la cosa più bella e importante, all’improvviso guardiamo l’orologio e lasciamo tutto, dicendo che dobbiamo correre al lavoro. Ciò danneggia le azioni più nobili ed importanti!

Quale lavoro, quale delle inutili occupazioni che però ci permettono di vivere? Di quale vita? Quella del denaro o la nostra e quella di una comunità sana in cui viviamo?

Quando non va malissimo, almeno svolgiamo un lavoro bello, giusto e socialmente utile. Pensiamo però a quanti lavori sono il nulla e si fanno soltanto perché ci fanno guadagnare. Quanti di noi sono pronti ad alzare la mano per darmi ragione?

E allora? Allora, vogliamo continuare così? Vogliamo continuare a lavorare per guadagnare e “distrarci” per fare qualcosa di buono?  A chi lasciamo, in questo modo, il denaro? Che cosa diventa allora il denaro? Diventa forse il premio per il disvalore in cui poniamo la nostra coscienza, murandola viva e dimenticandone la straordinaria capacità di modellare dimensioni ed ambiti al servizio del bene comune?

Molti diranno:”Chi ci paga per fare volontariato? “Se non lo facciamo gratis, non lo farà nessuno”. “Le cose belle si fanno anche senza denaro, perché è giusto farle”. Poi, ci si precipita a pagare la rata del mutuo per la nuova auto comprata e, si premia “il volontariato” delle Banche!!!! Già. Le grandi benefattrici che ci aiutano ad affrontare le difficoltà della vita quotidiana.

Chi volete che paghi gli hobbisti? Le Banche? Chi volete che sostenga le nobili azioni che tendono al riscatto delle verità e che restituiscono il diritto alla vita, la gioia di vivere, la libertà? Credete forse che lo faranno quei vertici occulti di cui abbiamo già parlato e che ci hanno ridotto alla schiavitù?

Possiamo sostituire il nostro lavoro con la nobile attività di denuncia, studio e volontariato al servizio della verità? Possiamo guadagnare dei soldi per vivere, facendo qualcosa che davvero faccia vivere sia noi che gli altri? Sicuramente è difficile, quasi impossibile!

Dobbiamo “pensare alla famiglia”, dobbiamo pensare alla pensione per la nostra vecchiaia! Dobbiamo pensare a non vivere, per vivere in un futuro che non sappiamo nemmeno se ci sarà!

Potremmo decidere di fermarci temporaneamente con il nostro “lavoro” per dare un impulso decisivo alla nostra nobile attività di volontariato. Quando farlo, come farlo? Troppo difficile! Meglio continuare così e non crearsi problemi.

Mettiamo da parte i nostri sogni, mettiamoli in un cassetto e……pensiamo alle “cose serie”!

La vita va avanti e le occasioni per lamentarci aumentano sempre di più, sino ad avere difficoltà economiche, sino a perdere la spensieratezza, sino a non sapere come fare, sino a perdere il posto di lavoro, a dover pagare una sanzione che non possiamo pagare e che persino riteniamo ingiusta, sino ad ammalarci, anche se non sappiamo perché, sino a credere che tutte le cose strane accadono soltanto a noi, sino a non accorgerci che noi abbiamo procurato i problemi agli altri e gli altri a noi.  Perché? Perché non abbiamo mai voluto fare del nostro volontariato un lavoro!

Non è possibile dissociare il valore del denaro dal valore della vita. Bisogna restituire al denaro il valore sano e rassicurante che ha la nostra gioia di vivere, il nostro impegno sociale quando siamo al servizio della nostra coscienza che ci spiega che cosa dobbiamo fare nella nostra vita.

Le soluzioni alle gravi problematiche del mondo non possono venire dall’apice della piramide, perché la piramide è comandata dal male. La piramide crea il miraggio ed istruisce sulle modalità per continuare a crederci.

Bisogna rompere l’incantesimo. Per fare ciò, bisogna liberare la coscienza dei singoli che hanno una visione chiara e farla lavorare al servizio della comunità. Attenzione: questo è un lavoro! Perché non pagarlo?

Stiamo perdendo tempo? Perderlo per perderlo, perdiamolo in modo utile, perdiamolo in modo che la scommessa porti ad una vincita senza dubbio. La vincita è l’utilità delle nostre azioni, la convinzione che soltanto una nostra presa di coscienza può restituire il mondo al suo progetto naturale di evoluzione sana e foriera di armonia per tutte le creature.

Per molto tempo, ci siamo illusi che la vita così come la conducevamo ci avrebbe portato alla ricchezza e alla felicità. Oggi siamo  in un tale disordine globale che, se dovessimo convincere un extraterrestre in visita sulla Terra che abbiamo fatto di tutto per avere il contrario, questo penserebbe che lo stiamo prendendo in giro!

La povertà, il dolore i problemi, le guerre, le malattie il disagio sociale e la “crisi” che pensiamo di stare vivendo sono frutto soltanto di una serie di errori metodologici che caratterizzano la nostra idea sbagliata di vita.

Facciamo conto che sia una malattia, facciamo conto che dobbiamo fare di tutto per risolverla. Che cosa siamo disposti a dare per uscire dalla situazione drammatica? Le persone “si vendono le mutande” per avere una guarigione da una grave malattia. Le persone sono disposte a perdere qualcosa per ottenerne una assolutamente indispensabile!

Quanto siamo disposti a perdere, NOI, per tornare a vivere bene?

Ora poniamo un poco di ordine nei vari concetti che abbiamo già espresso.

Molti di noi non possono vivere senza la loro opera di volontariato, perché sono convinti che sia indispensabile per la società.

Queste persone non guadagnano dal loro volontariato, mentre guadagnano dal loro lavoro che non ha però le caratteristiche umane, etiche e concrete del loro volontariato. Vorrebbero cambiare il proprio lavoro con il proprio volontariato, ma non possono, perché non riuscirebbero a vivere del loro volontariato.

Il volontariato, dunque, è migliore del lavoro, ma non permette di vivere, come se non fosse in grado di garantire alle persone ciò che lavori vuoti ed inutili invece garantiscono.

Sembra allora che il volontariato sia messo in difficoltà dal lavoro, che le forze generate dalle attività normalmente retribuite non garantiscono al nobile volontariato di potersi alimentare e crescere al servizio della società, che invece viene definita come l’obiettivo primario del contributo lavorativo di ogni persona al bene comune.

Allora, sembra che lavoro e volontariato siano forze contrapposte tese ad escludersi l’un l’altra. Vi sembra possibile una cosa del genere?

Quale delle due entità è più importante per noi? Quella che ci fa vivere o quella che ci fa sentire realizzati? Qual è la nostra realizzazione? Il denaro oppure l’azione sociale nella quale sentiamo di doverci esprimere a qualunque costo?

Dovremmo finirla di dire che il denaro ci permette di vivere e dovremmo avere il coraggio di fare delle cose che non producono denaro, ma ci fanno sentire vivi.    La vita allora deve riappropriarsi della qualità del denaro, come mezzo di riconoscimento del proprio ruolo sociale e del proprio lavoro svolto o da svolgere.

Parola chiave: riconoscimento. Paghiamo per riconoscerci o ci riconosciamo per pagare? Se noi sappiamo riconoscere il valore delle persone e il valore del lavoro, dobbiamo essere disposti a porre una parte delle nostre risorse finanziarie al servizio di chi lavora come noi e anche  del nostro stesso lavoro, quello vero, quello che ci fa sentire realizzati e socialmente utili.

Se è vero che la nostra opera di volontari è utile, perché non riusciamo ad ottenere risultati permanenti nella direzione in cui lavoriamo? Perché tutto il nostro lavoro di volontari non raggiunge il punto di non ritorno da fare diventare il volontariato una sana attività lavorativa?

Che cosa è inefficace? Siamo noi? Il nostro stile? I nostri valori? Oppure, semplicemente, il tempo che dedichiamo è troppo poco? Allora bisogna dedicarne di più! Ma come?

Perché non arrivare a rendere il volontariato un’attività talmente importante da farla diventare il nostro lavoro? Diversamente, corriamo il rischio di perdere tempo quando facciamo volontariato! Allora vale di più il lavoro, quello dei soldi?

Le diverse attività di volontariato concorrono a voler rendere la vita migliore per tutti e potrebbero anche determinare un tale incremento di qualità del vivere, da essere motivo di ricchezza ed occasione per limitare spese evitabili. Allora è un investimento!

Perché diamo i nostri soldi alle Banche e non li diamo a noi stessi, a ciò che rappresentiamo? Perché non finanziamo le nostre idee, i  nostri valori, il nostro modo di essere che riteniamo indispensabile per l’evoluzione del Pianeta?

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Proposte operative concrete

Creiamo un Fondo Comune e rendiamolo potente, consentendogli di finanziare le nostre opere di volontariato, che diventeranno il nostro lavoro, garantendoci reddito e quindi la possibilità di concentrare tutte le nostre energie del volontariato in un’attività coordinata, strutturata e concreta. Un’attività che riunisca il nostro senso del valore con il valore del denaro e del lavoro che ad esso corrisponde. Una specie di attività di Igiene Mentale per farci riappropriare del senso di vivere in un contesto sociale che alimentiamo con il nostro amore e che vediamo crescere anche con la nostra capacità di guadagno ed economica. Basta con la schizofrenia fra sogni e realtà! La realtà merita i nostri sogni!

Così riusciremo a lavorare di più, facendo ciò che ci piace di più, della cui utilità siamo convinti, per il bene comune, per la nostra felicità e per quel senso di continuità interpersonale e transgenerazionale  che è l’unica storia del mondo ad essere sostenibile e a garantire ai posteri la bellezza della vita che abbiamo avuto la possibilità di assaporare e che avremmo già assaporato meglio se chi ci ha preceduto si fosse posto il problema che noi adesso ci stiamo ponendo.

Più nel concreto, dico di istituire un Fondo, una Commissione di probi viri particolarmente illuminati che valuti le candidature degli eletti proferenti il proprio progetto d’azione concreta e proponenti il costo del proprio lavoro al servizio dei valori che alimentano il gruppo stesso risonante attorno ad un nucleo di rinnovamento sociale.

Il tutto per rendere più che efficaci i movimenti delle persone impegnate e per rendere attuabile l’obiettivo comune di fermare le forze che disturbano la società e ne determinano una ingravescente involuzione progressiva, in tutti i sensi.

Per fare un lavoro serio ed efficace, serve la vista dell’aquila, la forza della cascata e la dolcezza della brezza, ma senza posa e senza esitazioni. Le forze contrapposte non perdonano!

Fatti, non parole! Lavoro, non hobbies!

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